fararcheo.it - Studi e scoperte sul bestiame domestico dell'Emilia Romagna dal Neolitico al Tardo Medioevo 05 Set 2010 - 18:59
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FAUNA DELL'ET? DEL BRONZO DA LOCALIT? PILASTRI (BONDENO, FERRARA), Patrizia Farello email Autore URL Autore
.: Data Pubblicazione 22-Ago-2003 :: Letture:: 914 :: Recensione :: Stampa solo questa pagina :: Stampa pagina con tutte le sottopagine:.
I sondaggi, eseguiti nel 1989 in una zona con cospicuo affioramento di materiali, hanno interessato un'area di m 140 per 80, nella parte centrale di un breve dosso in vicinanza delle tracce di un paleoalveo. Al di sotto dell'arativo ? stata ritrovata una sequenza stratigrafica ancora intatta che in uno dei punti raggiunge la profondit? di circa un metro. Gli elementi ceramici mostrano che il sito fu frequentato dalla prima fase del Bronzo medio (XVI sec. a. C.) al Bronzo recente (XII sec. a. C.), mentre una grandissima parte dei reperti sono riferibili alla fase piena del Bronzo medio (XV-XIV sec. a. C.).
                Si danno i risultati del Saggio B e del Saggio C, essendo ancora in corso lo studio del Saggio A e delle due sezioni, anche se verranno segnalati i loro reperti pi? significativi. La raccolta ? stata eseguita con grande cura e sono state recuperate anche le ossa degli uccelli e dei pesci. Purtroppo pi? del 60% dei resti ossei provengono dall'arativo, ma il Saggio B ha restituito anche una buona quantit? di materiali ingiacitura primaria. In totale sono stati finora esaminati 1427 frammenti di cui 581(40.7%) sono stati determinati. Questa percentuale non ? comprensiva delle vertebre e delle coste, mentre le corna sono indicate separatamente dagli altri resti scheletrici.

COMPOSIZIONE DELLA FAUNA
Se si prendono in considerazione i soli mammiferi, il campione comprende quasi unicamente animali domestici, mentre quelli selvatici sono molto scarsi (NR 1.7% - NMI 7%), come accade di solito nei siti di questo periodo. Se invece si considerano anche gli uccelli, la tartaruga e i pesci (NR 11.2% - NMI 32.8%), l'attivit? di caccia e raccolta sembra fosse di una certa importanza economica (Fig. 1).
Il bestiame ? rappresentato in maggioranza da ovini di dimensioni modeste. Le altezze al garrese calcolate vanno da cm 53.4 da un metatarsale a cm 58.74 da un astragalo per le pecore, mentre,da un metacarpale, le capre sembrano un po' pi? alte (WH cm 64.8). Le pecore sono in netta predominanza sulle capre in proporzione di 1:5. Malgrado il campione esaminato non sia sufficiente in termini quantitativi per costruire una curva dell'et? di morte in base all'usura dei denti, la presenza di M3 molto usurati corrispondente allo stadio H di Payne (1972) e l'esame del grado di saldatura delle epifisi  (Tabella  3) mostra la presenza sia di animali di meno di tre mesi che di adulti oltre gli otto anni. Ci? indica che erano intensamente sfruttati non solo per la carne, ma anche per il latte e la lana.
I suini sono molto meno numerosi. A causa della frammentariet? dei reperti non ? stato possibile calcolarne l'altezza al garrese. Sono comunque animali, le cui misure rientrano nella media dei siti del Bronzo della Pianura Padana anche se a volte spostati verso i loro limiti superiori (Tabella 4). L'et? di macellazione corrisponde a quella di subadulti o di giovani adulti, mancano le prove dell'esistenza di individui senili. I quattro canini ritrovati si ripartiscono equamente tra maschi e femmine.
I bovini sono i meno rappresentati. La loro altezza al garrese, calcolata da una tibia esile probabilmente femminile, ? risultata di soli cm 96.945, ed anche un'altra estemit? distale? grande come la precedente, mentre due astragali di poco meno di 60 cm fanno pensare che la media della popolazione fosse di dimensioni un po' maggiori. Bovini piccoli si ritrovano gi? a Cisano (VR) (WH 106.76), a Polpenazze (BS) (WH 103.95) e a Tabina di Magreta (MO) (WH 107.5), mentre sono di media taglia a Nogarole Rocca (VR) . L'analisi della mortalit? tramite la saldatura delle epifisi (Tabella 3) mostra che la maggior parte raggiungeva la maturit? e quindi fossero in particolare utilizzati come forza lavoro e per la produzione del latte, anche se la presenza di un individuo di meno di un anno e mezzo indica che una quota della mandria era allevata a scopo alimentare. Inoltre l'analisi della mortalit? tramite l'eruzione ed usura dei denti non ha rivelato la presenza di nessun animale senile.
Il cavallo ? rappresentato da pochi frammenti di animali adulti provenienti quasi tutti dal Saggio C. ? da segnalare un molare mascellare usurato al punto da aver perduto le pieghe dello smalto sulla superficie occlusale e la dentina profondamente intaccata, quindi proveniente da un animale molto vecchio.
I cani non sembrano presentare caratteristiche particolari rispetto alla popolazione di dimensioni medie ed ad alta variabilit? degli altri siti dell'et? del Bronzo. La mandibola quasi completa, rinvenuta nel Saggio A, si colloca con le sue misure (Tabella 4) esattamente nella media del campione di Isolone della Prevaldesca (VR) (riedel, 1976, p. 401). Essi hanno lasciato altri segni della loro presenza sia sotto forma di tracce di denti sulle ossa che di coproliti con all'interno resti di pesci.
                
CONSIDERAZIONI SULL'ECONOMIA DEL SITO
L'alta frequenza degli ovini indica un sito caratterizzato da un'economia di sussistenza, in cui la pastorizia era il modello dominante. simile a quello degli insediamenti a nord del Po, come Cisano (VR)(riedel, 1990), Nogarole Rocca (VR) (riedel, 1992) e Polpenazze (BS)  (catalani, 1979), mentre a sud trova confronti con Tabina di Magreta (MO) (de (grossi mazzorin, 1989), Monte Leoni (PR) (bonardi - scarpa, 1982) e Poviglio(PR) (riedel,1989). Con questi ultimi ha in comune anche le basse percentuali di bovini, che mostrebbe un interesse meno marcato verso l'agricoltura e ne differisce per la scarsit? dei suini, che che sono in maggior numero nella pianura ad ovest del Panaro. La fauna recuperata nella adiacente localit? di Poggio Rusco (VR) (catalani,1984) mostra una strategia di sussistenza volta all'allevamento dei suini, ad un maggior sfruttamento delle risorse agricole tramite i bovini, mentre gli ovini sono i meno rappresentati tra il bestiame. Anche le faune del Lazio e dell'Etruria sono caratterizzate da predominanze diverse per il bestiame principale. Nel complesso dei Monti della Tolfa sono i bovini che predominano o in tutte le fasi (Luni sul Mignone, gejvall, 1967) o diminuiscono solo nella fase recente (Monte Rovello, caloi - palombo, 1986). Al contrario sono a predominanza di ovini gli abitati di Narce (barker, 1976) e di S. Giovenale (sorrentino, 1981a, 1981b). La stessa situazione ? documentata in Abruzzo, a Paludi di Celano prevalgono i bovini (de grossi mazzorin, 1991) e a Coccioli gli ovini (de grossi mazzorin, 1991-1992). Mentre per l'Italia centro-occidentale ? dimostrabile un incremento degli ovini col trascorrere delle varie fasi cronologiche (de grossi mazzorin, 1995, p. 36),  non esiste attualmente nessun dato per il bacino del Po, essendo ancora insufficiente il numero di studi di tipo quantitativo. Per quanto riguarda Pilastri, il confronto tramite c2 tra le frequenze del bestiame principale nell'Arativo, in cui sono presenti reperti del Bronzo recente, e il materiale in sito, sia in NR che in NMI, ha mostrato che non vi sono differenze significative tra i due campioni. Pertanto o il materiale ? in quantit? predominante riferibile ad una stessa fase cronologica, o non vi sono cambiamenti diacronici significativi nell'economia del sito.
Le zone umide limitrofe erano sfruttate praticando la caccia di uccelli palustri forse con delle reti, in quanto, oltre all'oca, sono presenti almeno tre specie di anatre. Invece la tartaruga, attivamente raccolta, ? quella terrestre (Testudo cfr. hermanni) e non quella palustre ben documentata nelle terramare dell'Emilia occidentale. Confronti puntuali sono difficilisia per questo rettile, che per l'avifauna ed i pesci dalla sporadicit? dei ritrovamenti documentati o perch? non ? stata fatta una determinazione specifica dei reperti recuperati. Comunque uno sfruttamento cos? diversificato delle risorse a Pilastri starebbe ad indicare una situazione di sedentarizzazione con una certa quantit? di popolazione (tchernov, 1992, p. 21).
I due saggi sembrano essere un po' diversi tra loro sia per la maggiore quantit? di animali selvatici nel Saggio B che per quella delle corna di cervo nel Saggio C, dato che la malacofauna sembrerebbe confermare. una differeza tra le zone in cui sono stati eseguiti gli scavi. Oltre all'onipresente Unio, che pu? derivare sia da consumo che da eventi alluvionali, essendo un bivalbe comune nelle acque interne italiane, I gateropodi recuperati nel Saggio B  ed in particolare ilgenere Monacha non edule rimanda a degli spazi aperti forse di tipo ortivo. Invece una valva di Cardida, bivalve marino, indica dei rifiuti di tipo alimentare, oltre che contatti con la costa.

CORNO DI CERVO
Oltre ai frammenti recuperati nei due saggi, si sono esaminati anche quelli provenienti dalle raccolte di superficie. Con un'unica eccezione, tutte le porzioni basali sono prive di peduncolo e provviste di medaglione sotto la rosetta. La tecnica di taglio impiegata ? il solito metodo di incidere delle tacche nel punto ove si voleva ottenere la frattura e successivamente di sgrossare il pezzo con uno strumento tagliente ed eventualmente completare con la levigatura. Compilando l'inventario semplice dei tagli (billamboz - schifferdeker, 1982) si ricava da esso che l'utilizzo delle corna era poco intensivo, essendo presenti numerose grandi porzioni di asta e due palchi quasi interi, uno dal Saggio B e l'altro dal Saggio A. Allo stato attuale dellericerche non si hanno dati quantitativi sull'utilizzazione del corno di cervo negli altri siti dell'Et? del Bronzo italiani, l'unico confronto possibile, per l'Emilia, ? con 15 abitati dell'Et? del Ferro, che hanno restituito nella quasi totalit? oggetti lavorati e pochissimi e piccoli frammenti di scarto, sebbene le tecniche di lavorazione permangano inalterate quasi ovunque fino alla fase arcaica. Lo scarso sfruttamento del materiale a Pilastri, potrebbe essere legato alla sua abbondanza che permetteva di scegliere solo le parti pi? adatte ad essere lavorate, mentre la raccolta appare indiscriminata, come mostrano la presenza di corna di tutte le et? ed anche un asta anomala. La grande disponibilit? di questo materiale indica la presenza di estesi boschi di latifoglie (ambiente favorevole al cervo), le cui caratteristiche andrebbero meglio precisate tramite indagini palinologiche.


CONCLUSIONI
L'abitato di Pilastri ? caratterizzato da un'economia del bestiame, in cui la pastorizia era il modello dominante anche se intergrata da attivit? agricole e di raccolta, piuttosto che di caccia. Essa sarebbe quindi riferibile ad una facies "appenninica" (peroni, 1989, pp. 116-117), anche se la maggior parte dei siti del Bronzo medio, studiati in Pianura Padana, mostrano una composizione faunistica analoga. Ulteriori studi sono necessari per comprendere il rapporto tra caratteristiche dei suoli, gestione del bestiame e scelte culturali.



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